LA VERGOGNA DELLE AUTO BLU
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In Italia circolano 72 mila auto blu: il dato ufficiale basta consultarlo sul sito del Formez che ha compiuto il monitoraggio per conto del ministero della pubblica amministrazione. Numero sbalorditivo ma il bello deve ancora venire.
Già, perchè si scopre che la nostra burocrazia è riuscita a catalogare le auto di servizio in tre gruppi: le "auto blu-blu" (proprio così, due volte blu) che sono quelle di rappresentanza politico-istituzionale "a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali" (circa 2 mila), poi le "auto blu" (una sola volta blu) che sono quelle a disposizione dei "dirigenti apicali" (testuale, circa 10 mila), infine le "auto grigie" adibite, dice la relazione del Formez, ai "servizi operativi" (60 mila). Gli addetti sono 35 mila (di cui 14 mila autisti), la spesa per il personale è di 1,2 miliardi di euro all'anno. La spesa di gestione è di 350 milioni di euro che, sommando gli ammortamenti, diventa di 650 milioni. C'è poco da commentare, basta una parola: vergogna.
E nel Regno Unito? Occorre una premessa: le auto di servizio vengono gestite da un'authority che dipende dal ministero dei trasporti e si chiama "Government Car and Despatch Agency". In pratica, se un dipartimento ha bisogno di un'auto blu deve rivolgersi e farne richiesta all'Agenzia. Ecco i numeri ufficiali (anche in questo caso consultabili facilmente sul sito della "GCDA" oltre che del governo): al 31 marzo 2010 le auto blu in dotazione ai ministeri erano 78, il parco auto era complessivamente di 261 nel 2010, sceso a 195 nel 2011. Per parco auto s'intendono le vetture "blu-blu" (usiamo la terminlogia italiana e non quella britannica che si limita a un sobrio "ministerial cars") e le vetture "blu" e "grigie", utlilizzate per i servizi (ad esempio trasporto documenti e posta). Gli addetti sono 239 e il costo complessivo è di circa 7 milioni di sterline.
Ammettiamo pure che alla statistica sfuggano le auto di rappresentanza della famiglia reale (che sono 8). Ammettiamo che sfuggano pure quelle dei magistrati dell'Alta Corte e dei sindaci delle maggiori città. Nonostante tutto il raffronto fra Roma e Londra (sulle auto blu-blu) è imbarazzante. E poi ci sorprendiamo se scivoliamo sempre più giù...
Dite la vostra.
mercoledì 30 novembre 2011
martedì 22 novembre 2011
Incarico d'oro del ministro Brambilla bloccato in extremis
Un incarico d’oro da 130mila euro ordinato dal ministro Michela Vittoria Brambilla poco prima di dimettersi. A beneficiarne doveva essere il direttore dell’Enit, Paolo Rubini, ma il blitz della Brambilla è stato fermato per l’opposizione di alcuni dirigenti del ministero. Come scrive Il Fatto Quotidiano, il direttore dell’Enit avrebbe più che raddoppiato i suoi guadagni nel giro di due anni, passando da 190mila a 400mila euro, proprio in un momento di austerity in cui i cittadini sono costretti a pagare di tasca loro gli sprechi dei politici.
Caterina Cittadino, capo del dipartimento per lo Sviluppo del ministero, ha però avuto il coraggio di dire di no all’ordine della Brambilla, trasmesso attraverso Claudio Varrone, capo di gabinetto. In pratica il ministro voleva destinare 130mila euro l’anno ciascuno a Rubini e a Mario Resca, amico personale di Silvio Berlusconi, per i loro incarichi di consigliere delegato e presidente di Convention Bureau, un’azienda pubblica creata dall’ex ministro. In teoria la società doveva favorire il turismo legato ai convegni, ma in realtà secondo Il Fatto Quotidiano si sarebbe rivelato un inutile spreco di fondi pubblici, che si è sommato a quello di Enit, partito con un finanziamento da circa 7 milioni di euro, e che è riuscito ad andare in passivo per 567mila euro nell’arco di tre mesi.
Rubini incassava già 190mila euro l’anno come direttore di Enit, cui si sono aggiunti 5.639 euro al mese per la direzione della sede turistica di Tokyo, 2.639 euro al mese per l’incarico nella struttura di Francoforte e 406 euro per il coordinamento della Direzione informatica.
Mentre per il lavoro svolto a Pechino, il direttore Enit si è auto-assegnato un bonus “una tantum” da 16.558 euro.
"Silvio, salva le aziende e lascia la Lega": la telefonata che ha fatto infuriare Bossi
In una telefonata Ennio Doris avrebbe chiesto a Berlusconi di lasciare l'incarico di governo per il bene delle sue aziende e di non curarsi dell'alleanza con la Lega
Questa crisi è come quel meteorite che ha provocato l’estinzione dei dinosauri. Da questo momento in poi ogni cosa sarà diversa”. Roberto Maroni, nei giorni convulsi della caduta del governo Berlusconi, era stato chiaro. Il sì all'esecutivo Monti, anche da parte del Pdl, avrebbe stravolto le logiche politiche degli ultimi anni. Non è un caso che, in Parlamento, la Lega e il partito di Silvio Berlusconi si trovino adesso su posizioni opposte. Del resto, non è un mistero che il Senatùr e tutti i suoi fedelissimi avrebbero preferito un'altra soluzione. E non è un mistero che tra le persone che avrebbero spinto Berlusconi a fare un passo indietro ci sia anche Ennio Doris, amministratore delegato di Mediolanum. Adesso, Repubblica ricostruisce proprio la telefonata di Doris a Berlusconi che avrebbe fatto infuriare Bossi. Tutto sarebbe successo, secondo quanto scrive il quotidiano, mercoledì 9 novembre.
Quel giorno, il premier aveva convocato gli alleati per fare un punto della difficile situazione politica. A un certo punto, nel mezzo della discussione, arriva la telefonata di Doris. «Il Cavaliere prova a scherzare e aziona il vivavoce» scrive Repubblica. «Doris non capisce (di essere ascoltato da tutti, ndr) ed esplode il dramma: "Silvio, ti supplico: lascia. Se continua così perdiamo tutte le aziende". Il Cavaliere smette di scherzare. Prova a balbettare una risposta: "Ma la Lega non vuole, se lascio si rompe l’alleanza con Bossi" dice. "Che ti importa della Lega” gli risponde Doris “pensa alle aziende"». Questo, sempre secondo Repubblica, è il punto di non ritorno: «A questo punto il Senatùr si alza e se ne va». All'opposizione.
Inchiesta Enav, bufera su Finmeccanica. Casini annuncia querela
Roma, 22 nov. (LaPresse) - E' bufera su Finmeccanica dopo le notizie diffuse dalla stampa sull'inchiesta Enav. Se il deputato Andrea Lulli, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera, chiede le dimissioni dei vertici, il presidente del colosso della tecnologia militare, Pier Francesco Guarguaglini, nega l'esistenza di fondi neri mentre il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini annuncia querele e il suo ex collega di partito e oggi senatore Pd Marco Follini smentisce ogni coinvolgimento.
"Il presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, dichiara in modo categorico di non aver mai creato fondi neri, di non aver mai elargito nè dato ordini di elargire somme di denaro a politici e/o partiti", si legge in una nota dell'azienda. "Guarguaglini - prosegue il comunicato - ribadisce che Lorenzo Cola non è mai stato il suo braccio destro, come invece riportato da alcuni organi di informazione. Infine, esprime fiducia nell'operato della magistratura, che ha già fatto chiarezza sul caso Digint che non ha visto coinvolto nessun dirigente o manager di Finmeccanica".
"L'onorevole Casini ha dato mandato ai suoi legali di sporgere querela nei confronti del signor Tommaso Di Lernia e di agire anche in sede civile per il risarcimento di danni, anche di immagine, il cui importo sarà interamente devoluto a enti benefici", annuncia Roberto Rao, portavoce del leader dell'Udc. "In quindici anni di attività parlamentare non mi sono mai occupato di appalti e Di Lernia non lo conosco", dice Follini al programma Agorà su Rai3.
"Non ho mai ricevuto somme di denaro dal signor Cola, né da altri. Ho dato incarico al mio legale, l'avvocato Romano Corsi, di querelarlo immediatamente", annuncia l'ex senatore Franco Bonferroni, membro del cda di Finmeccanica. "Le dichiarazioni che, secondo quanto riportato da organi di stampa, lo stesso Cola avrebbe rilasciato al pm di Roma Ielo, sono false, mi stupiscono grandemente e mi procurano molta amarezza", aggiunge.
Per Andrea Lulli, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera, "la situazione in cui versa Finmeccanica è molto grave. I vertici dell'azienda devono subito lasciare per salvaguardare un patrimonio industriale italiano che rischia di andare perso. Le inchieste e il conseguente tracollo in borsa - aggiunge Lulli - mettono a rischio, infatti, una delle eccellenze del nostro Paese. L'avvicendamento alla guida è necessario anche per evitare che le malefatte dei vertici aziendali vengano pagate dai lavoratori".
Dì la tua.
Napolitano chiede cittadinanza per immigrati nati in Italia
ROMA (Reuters) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato oggi a chiedere che i bambini nati in Italia da genitori immigrati abbiamo la cittadinanza italiana, affermando che non sarebbe una "follia" non cambiare l'attuale legge.
"Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione", ha detto il capo dello Stato oggi al Quirinale nel corso di un incontro con la federazione delle chiese evangeliche.
Una settimana fa, durante un incontro coi "nuovi cittadini italiani", immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza, il capo dello Stato aveva già chiesto di riconoscere per legge come italiani i bimbi "di origine immigrata".
In quell'occasione il presidente aveva ricordato che tra il 1991 e oggi la presenza di residenti stranieri in Italia è aumentata di 12 volte, pur se gli immigrati divenuti cittadini "sono ancora relativamente pochi".
E come la scorsa settimana, il discorso di oggi di Napolitano è stato positivamente accolto dai partiti dell'ex opposizione, Pd, Italia dei valori e Udc, che sostengono la riforma della legge attuale, basata sul "diritto del sangue" con quella del cosiddetto "diritto del suolo".
Dì la tua
lunedì 21 novembre 2011
LA LEGA SI INCAZZA
Hanno votato il decreto, Roma capitale e Maroni e Bossi sono già sul piede di guerra
dì la tua.
ECCO CHI E' MARIO MONTI... MA NON LO DICONO! FATE GIRARE!!!
Nel 1999, in qualità di commissario europeo fu COSTRETTO ALLE DIMISSIONI per ACCERTATA RESPONSABILITA' collegiale dei commissari (e lui lo era) in vari casi di FRODE, CATTIVA GESTIONE e NEPOTISMO... E ora ce lo "vendono" come un "modello"!!! [Maggiori info cerca sui motori: "monti costretto dimissioni 1999" ] Cose che nessuno ti dirà
tasse: torna l'ici aumenta l'iva, più accise: paga chi ha sempre pagato. E IN PIU' C'è IL "REGALINO" ALLE BANCHE. Dite la vostra.
domenica 20 novembre 2011
IL NUOVO GOVERNO: NON SONO LACRIME E SANGUE....
Però ci siamo vicini, intanto vogliono reintrodurre l'ICI (e pagano i soliti noti), poi intendono riformare le pensioni passando dal sistema retributivo a quello contributivo e facendoti lavorare fino a 70 anni promettendo incentivi, (anche quì pagano i soliti noti), la Patrimoniale sembra non venga introdotta (così i più noti non pagano mai) poi per facilitare chi è in difficoltà e ha un mutuo da pagare, si sono inventati la vendita della nuda proprietà, cosa vuol dire in parole povere: se non riesci a fare fronte al mutuo vendi la casa a metà prezzo con l'usufrutto per tutta la vita, cioè prendi nemmeno la metà dei soldi che hai speso e resti in affitto tutta una vita. Poi ad andare avanti ne vedremo delle belle !!!!
Mi sà che siamo caduti dalla padella (Berlusconi), alla brace (I poteri forti con grandi conflitti di interesse)
Mi sà che siamo caduti dalla padella (Berlusconi), alla brace (I poteri forti con grandi conflitti di interesse)
SAVIANO TRA GLI INDIGNATI DI NEW YORK
Bella la trovata di Saviano, ma cosa è andato a fare, in mezzo agli indignati americani, secondo me solo a farsi pubblicità e a fare pubblicità a Gomorra.
Se la poteva risparmiare, lui non è un indignato, lui è un benestante in mezzo a studenti e lavoratori che non hanno futuro, io l'ho ammirato in altre manifestazioni, ma stavolta ha perso un'occasione per restarsene a casa.
Se la poteva risparmiare, lui non è un indignato, lui è un benestante in mezzo a studenti e lavoratori che non hanno futuro, io l'ho ammirato in altre manifestazioni, ma stavolta ha perso un'occasione per restarsene a casa.
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